Nel cuore delle terre del Pueblo di Laguna, nei pressi di Mesita in Nuovo Messico, giace uno dei segmenti più spettrali ed evocativi della vecchia Route 66. Questo tratto di strada, ormai chiuso al traffico automobilistico e inglobato in un'area nativa protetta, si snoda silenzioso tra imponenti formazioni rocciose di arenaria rossa e ampi tavolati desertici. Privato del rombo dei motori, l'asfalto screpolato dal sole e lentamente riconquistato dalla vegetazione selvaggia emana un fascino magnetico e struggente.
È un santuario di pura archeologia stradale, dove il tempo sembra essersi fermato al giorno in cui l'ultimo viaggiatore ha spento i fari
Il motivo per cui il vecchio tracciato che passava per Mesita venne parzialmente abbandonato e modificato nel corso degli anni non è legato solo alla costruzione delle moderne autostrade, ma anche a una tragica fama. Questo specifico tratto ospitava infatti la famigerata Dead Man's Curve (la curva del morto), una strettissima e letale curva a gomito che costeggiava la parete rocciosa. Negli anni '30 e '40, prima che la strada venisse riasfaltata e corretta, i guidatori dell'epoca – spesso stanchi dopo ore di viaggio nel deserto e traditi dalla scarsa illuminazione notturna – si trovavano improvvisamente di fronte a questo cambio di direzione secco e micidiale.
Gli incidenti erano così frequenti che la curva divenne una delle leggende nere più chiacchierate tra i camionisti della Route 66, i quali si lanciavano segnali di avvertimento nei diner della zona prima di affrontarla. Oggi, quel brivido di pericolo è svanito, sostituito dal rispetto sacro per una strada restituita al silenzio della terra nativa.