Arroccata tra i paesaggi desertici delle Black Mountains in Arizona, Oatman è una suggestiva città fantasma (o quasi) che sembra sospesa nel tempo del selvaggio West. Nata come fiorente centro minerario d'inizio Novecento durante la febbre dell'oro, oggi questa caratteristica tappa della Route 66 accoglie i visitatori con le sue passerelle in legno, i saloon storici e un'atmosfera unica. La sua attrazione più famosa sono i simpatici asini selvatici (burros), discendenti di quelli usati dai vecchi minatori, che vagano liberamente per le strade in cerca di carezze e carote dai turisti.
La città non ha preso il nome da un ricco cercatore d'oro, ma da una giovane donna con una storia incredibile. Nel 1851, la quattordicenne Olive Oatman fu rapita dagli indiani Yavapai durante il viaggio della sua famiglia verso l'Ovest. Successivamente fu venduta ai Mohave, che la integrarono nella tribù e le impressero sul mento il tipico tatuaggio blu con linee verticali, simbolo di appartenenza e protezione spirituale. Quando fu liberata cinque anni dopo, il suo volto tatuato fece scalpore in tutta la nazione, trasformandola in una leggenda vivente a cui la città volle rendere omaggio.